“Un inno ebbro”

“Ciascuno di noi è colpevole di tutto e per tutti sulla Terra, questo è indubbio, non solo a causa della colpa comune originaria, ma ciascuno individualmente per tutti gli uomini e per ogni uomo sulla Terra”.

Dostoevskij “I fratelli Karamazov”

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Si apra il sipario, il teatro è gremito di burattini pronti a recitare la parte, a ciascuno il suo ruolo.

Fuori campo s’odono voci: <Io non sono colpevole!>

Eppure qualcosa avrà pur creato questo caos. Ma noi tutti ora cantiamo, come Dmitri Karamasoff, un inno ebbro, sull’orlo dell’abisso noi, tutti, cantiamo.

© Tiziana Tius

foto web

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Letteratura e San Valentino.

Mi piace pensare a questo quattordici febbraio come il giorno dedicato ai sogni, alla fantasia delle fiabe, chi pensa che queste siano cose solo per bambini si sbaglia, perché il mondo fantastico della Favola fornita di morale aiuta l’adulto ad essere migliore, come scrisse Kundera:<Finché la gente riesce a trasferirsi con la fantasia nel regno delle fiabe, è piena di nobiltà d’animo, di compassione, e di poesia>.

I favolisti hanno la capacità di cogliere quadrifogli in un prato e comporre fiabe sublimi, del resto cos’è l’amore se non una favola protratta nel tempo contro il tempo e decisa ad opporsi ad ogni evidenza e contrastarla. L’amore sta all’amore come una rosa sta a una rosa e parafrasando Stein posso dire <Un amore, è un amore, è un amore>

E’ dunque possibile la relazione tra San Valentino protettore degli innamorati e Geoffrey Chaucer e il suo libro -The Parliament of Fowls.-

©Tiziana Tius

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Fonte Focus

L’origine letteraria. In realtà il merito moderno di aver consacrato San Valentino come santo patrono dell’amore è da ascrivere a Geoffrey Chaucer, l’autore dei Racconti di Canterbury che alla fine del ‘300 scrisse – in onore delle nozze tra Riccardo II e Anna di Boemia – The Parliament of Fowls, (Il Parlamento degli Uccelli) un poema in 700 versi che associa Cupido a San Valentino. Che così divenne il tramite ultraterreno della dimensione dell’Amore cortese.

Fonte Wikipedia

Il Parlamento degli uccelli – Trama: L’incipit è simile al Somnium Scipionis di Cicerone, poiché il protagonista studioso della vicenda, guidato da Scipione l’Africano si addormenta, e viene condotto dal Vecchio in un universo parallelo. Giungendo agli Inferi, con Scipione, l’uomo varca il cancello e passa per il tempio di Venere, dove gli amanti sono costretti al buio. Nel tempio si riunisce un consiglio di Uccellini che devono decidere come accoppiarsi con i loro compagni. Si impongono le Tre Aquile per scegliere le compagne come meglio vogliono, ma gli uccelli di casta inferiore protestano. Finché la Natura non rimanda il consiglio di un anno. Questa volta la Natura si rivolge in maniera benevola alle femmine degli uccelli, sostenendo che l’essere femminile ha più qualità del maschio, come la maturazione sessuale molto più precoce in esse anziché nei maschi. Dopo una conversazione sul libero arbitrio, le coppie si formano e il viaggiatore si sveglia, desideroso di approfondire i propri studi.

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foto web

 

 

 

Dei fiori e loro profumi; cara rimembranza!

Su Avvenire, una breve ma incisiva disamina sul profumo dei fiori, mi costringe a debita interrogazione su quanto, piccoli o grandi accadimenti, influiscano sul mal di vivere dei giorni nostri, e la chiave di lettura che ricostruisco mi induce a rievocare, per mezzo dello scritto di Fofi, e di conseguenza tessere pensieri.

Elucubrazioni: <Il profumo di un fiore evoca il passato, sovente la gioventù; ha in sé la memoria della quale siamo fatti, noi siamo memoria e tutto ciò che la cancella insinua un processo di alienazione pericoloso. Quanto più ci allontaniamo dalla memoria, o dalla rimembranza, più ci allontaniamo da noi stessi, ed essere distanti da noi, dal nostro vissuto, per poco o tanto che possiamo ricordare, significa rischiare di cadere nelle mani di una manipolazione indefettibile. La non ricordanza ci porta, ancora una volta, ad -ignorare-, ergo, sopperire al giogo. Non lasciamo che il progresso ci privi del passato, dei suoi profumi intensi e necessari, coltiviamoci, come rosa o garofano, come mughetto o dalia, al pari di un fiore, siamo noi stessi fiori, e non rinunciamo a loro, né ai loro primordiali profumi, sia per quella bellezza che sprigionano semplicemente, sia perché, fra petalo e petalo, disegnano il percorso arcano che ci ha condotti fin qui, in questo oggi pieno di insidie, forse al pari di ieri, giacché ve n’erano senza dubbio altre, tuttavia mi pare che oggi il rischio sia quello di non avere la minima idea, nel suo profondo significativo, dell’importanza di vivere nel -rinascimento- di sé e del mondo circostante.>

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Fonte: https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-triste-destino-delle-rose-che-ormai-nonprofumano-piu

Il triste destino delle rose che ormai non profumano più

Goffredo Fofi venerdì 8 febbraio 2019

“I fiori un tempo rarissimi e di gran lusso (le orchidee, per esempio) sono diventati comuni, mentre quelli più comuni esistono ancora, ma come molte altre cose hanno perso il profumo e non “significano” più niente, i poeti non li cantano più.”

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-Uomo vitruviano- Leonardo da Vinci

“colta e condivisa dall’arte suprema del saper vedere” (Magnano)

 

Buon Anno Nuovo

-Un brandello di bufera- dentro i mesi e nelle pieghe dei giorni, tra il frastuono delle ore, nella rapida dei secondi, quando sembra che niente ci cresce sulle dita. Andrebbe tenuto al sicuro e sottochiave. Perciò l’augurio lo dico sottovoce: uno sparuto brandello di bufera, di tanto in tanto, per ognuno, nell’anno che ci viene incontro.

Auguri di Buon Anno e felice cammino!

Tiziana

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Wisława Szymborska

Tutto –

una parola sfrontata e gonfia di boria.

Andrebbe scritta fra virgolette.

Finge di non tralasciare nulla,

di concentrare, includere, contenere e avere.

E invece è soltanto

un brandello di bufera.