Wanda Marasco -La compagnia delle anime finte-

Seduta comodamente in poltrona apro il libro e inizio il viaggio, destinazione Napoli anni sessanta e a ritroso nel dopoguerra. Non ho mai letto la Marasco, aprendo il libro noto subito due connessioni: Il Poeta Elio Pecora e M. Yourcenar

Del primo ho i libri e con orgoglio anche una sua nota alle mie poesie.  Della seconda ho i libri e una grande stima e ammirazione.

Non scriverò una recensione del libro, ce ne sono già tante, il libro si può trovare in libreria, tuttavia qualcosa di questo romanzo mi sento di scrivere.

Tutto ha inizio con Rosa che accudisce la madre morente, Vincenzina.  Sin dalle prime righe capisco che devo fare i conti con un libro non facile, dentro quel libro, fra le righe e le parole è presente la scrittrice, Lei è, e sarà, tutti i personaggi che andrò scoprendo pagina dopo pagina, lo avverto da subito. E lì, accanto a me, mi accompagna nella storia.

Ogni scrittore è nel suo libro e subito si capisce se scrive per sé o per pubblicare, ecco, la mia sensazione è che W. Marasco ha con la scrittura un rapporto intimo e privato, forse anche per questo si incarna in ogni personaggio e rimane inevitabilmente lì, dentro il suo libro.

L’ho letto in due giorni, considerando gli intervalli della quotidianità, ho sottolineato frasi come:

Possiedo dei raggi teatrali per immaginare i due.”

Le lettere sul foglio mi guardano, tremano e si abboccano.”

Il mare è diventato una tristezza da raggiungere.”

è stato come trovarsi a teatro muniti di macchina fotografica, ammirare uno spettacolo che rapisce i sensi, e dimenticare tutto, anche di fotografare. Ergo, ho spesso omesso di sottolineare le frasi, alcuni passaggi significativi (rigorosamente con una matita), perché troppo addentro alla storia (questo sarà uno dei buoni motivi per rileggerlo).

In questo romanzo non si fanno sconti, in ogni passo si legge la durezza e tutta la drammaticità della vita, la gente si racconta, la commedia umana va in scena, non manca nulla, ogni tassello è bene assestato e la povertà fa da sfondo alle anime che chiedono un riscatto. Si avverte tutta la disperazione ma anche la forza in ogni personaggio. Si è inebriati dagli odori e infastiditi dagli afrori. Come in una danza atavica la sventura tende a ripetersi, ben poco muta nel tempo, dentro una visione profondamente umana e al tempo stesso disumana sino a toccare, talvolta, il lato più oscuro dell’uomo. Il forte contrasto dei sentimenti, l’inconfutabile verità che si staglia ineluttabile dentro e fuori le vite delle anime, offrono una visione poetizzata della narrativa che si arricchisce di metafore e non ha bisogno di troppi dialoghi, tutto è lì nella poesia e nella musicalità della scrittura.

L’inizio è già folgorante perché vero, semplicemente reale:

Si chiamava Vincenzina Umbriello e aveva portato questo nome come un boato nella casa sul vico Unghiato, al terzo piano del civico 53.[…]

Ma’ ti devo dire una cosa”.

Fa’ ampressa, sto murenno”.

[…] mi sta rispondendo da un letto di foglie […] la sua voce scivola sotto le riggiole […]

Brevi accenni che non inducono ma suggeriscono che, fra tanti libri mezzi vuoti, qualcuno invece è pieno.

Leggendo W. Marasco ho pensato ad A. M. Ortese, scrittrice che amo, è un nome forte quello della Ortese, ma posso dire che, entrambe, scrivono con il cuore, e questo a me piace.

©Tiziana Tius

W. Marasco

Poesia e Musica

1 czeslaw milosz

Czeslaw Milosz

Dono

Un giorno così felice.

La nebbia si alzò presto,lavoravo in giardino.

I colibrì di posavano sui fiori del quadrifoglio.

Non c’era cosa sulla terra che desiderassi avere.

Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare.

Il male accadutomi, l’avevo dimenticato.

Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono. Nessun dolore nel mio corpo.

Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e vele.

* * *

https://youtu.be/9V03NB2cVQM

James Joyce

MUSICA DA CAMERA

XIII

Vai a cercarla cortesemente,

e dì che vengo,

vento di spezie il cui canto è sempre

epitalamio.

In fretta vai sopra le terre scure

e corri sul mare

ché mari e terre non divideranno

il mio amore e me.
Ora, vento, per la tua cortesia

ti prego vai,

ed entra nel piccolo giardino

e canta alla finestra;

cantando: soffia il vento nuziale

ché Amore è al meriggio;

e presto il tuo amore sarà da te,

presto, sì presto.

James Joyce
(trad. di Marina Emo Capodilista)

 

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