In una recensione del 1930

“Crisi del romanzo”

«Nella prospettiva dell’epica l’esistenza è il mare. Non vi è nulla di più epico del mare. Naturalmente si possono assumere verso il mare comportamenti molto diversi. Per esempio ci si può sdraiare sulla spiaggia, ascoltare la risacca e raccogliere le conchiglie che essa porta. È quello che fa il poeta epico. Si può anche viaggiare per mare. Per molti scopi e senza uno scopo. Si può fare un viaggio e poi, una volta raggiunto il mare aperto, senza nessuna contrada all’orizzonte, percorrere mare e cielo. È quello che fa il romanziere.»